Il gioco è una cosa seria: giocando si diventa grandi.


Il gioco è una cosa seria: giocando si diventa grandi.

Qualche giorno fa abbiamo incontrato la Dott.ssa Silvia Sidoni – Psicologa Psicoterapeuta – (www.silviasidoni.it) e con lei abbiamo parlato di una delle fasi della vita di un bambino, quella del gioco.

É automatico per la maggior parte di noi associare la parola gioco ai bambini, poiché “portatori sani” di questa attività; Dott.sa il gioco, all’interno della vita di un bambino (e futuro adulto), quale importanza riveste?
Il gioco è cosa seria: occasione di crescita, di esplorazione, di sperimentazione e di apprendimento; luogo per lo sviluppo del pensiero, per l’accesso ai simboli, alle astrazioni, alle rappresentazioni, alla creatività, alla gestione dell’ansia e del desiderio; precorre la nascita del linguaggio e del comportamento simbolico. Un’attività affatto superficiale o inutile. Nel gioco s’imparano le regole della vita pertanto il gioco prepara il bambino alla vita, questo ha portato il Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a riconoscere il gioco quale “diritto” per ogni bambino.

Tutti gli aspetti che fanno parte della nostra vita sono in qualche modo “regolati”, vale anche per il gioco? O meglio, ci sono delle caratteristiche che questa attività dovrebbe avere o dovrebbe rispettare?
Il gioco svolto all’interno di regole definite, accompagnato da senso di gioia e con la consapevolezza di vivere un’esperienza “al di la'” della vita ordinaria, dovrebbe essere caratterizzato da flessibilita’, fluidita’; volontarieta’, motivo per il quale non bisognerebbe mai obbligare il bambino a giocare perché ne snaturerebbe l’esperienza; coinvolgimento attivo poiché guardare non e’ giocare; controllo interno ovvero la possibilità di scegliere cosa fare e come fare in maniera unica e irripetibile proprio come ogni bambino è in grado di fare. Nel gioco i bambini creano, raccontano storie, affrontano sfide, costruiscono interi mondi dove i supereroi sconfiggono il male saltando da un divano alla poltrona e le principesse fanno magie con un mestolo da cucina, il gioco permette di sviluppare aspetti compensatori assenti così il bambino puo’ essere piu’ forte, piu’ coraggioso, piu’grande. Qualunque attività coinvolga sviluppa un senso di competenza che sostiene lo sviluppo del bambino e il loro senso di autostima permettendogli di far fronte a future richieste e obiettivi.

…e quando il bambino non vuol giocare? Come considerare e affrontare il rifiuto?
Il gioco è la risposta a portata di diagnosi materna alla domanda sulla salute del bambino, lo sanno bene le madri che considerano un “sintomo” di qualcosa che non va il bambino che non ha voglia di giocare. I bambini piccoli esprimono, tramite attivita’ di gioco i propri stati interni, consentendo loro di raccontare in maniera indiretta sentimenti dolorosi o emozioni come rabbia e paura. Così giocare a nascondino per un bambino che ha paura del buio, in una stanza buia, potrebbe rappresentare un modo semplice e creativo per iniziare ad affrontare le sue paure, aiutandolo a passare da una fase passiva a una fase attiva di partecipazione alla vita emotiva. Le attività ludiche piacevoli stimolano l’attenzione e l’apprendimento nel bambino, sono attività essenziali che contribuiscono alla costruzione della soggettività a cui l’adulto dovrebbe guardare e partecipare con la serietà con la quale i bambini ci porgono una tazzina da te vuota per farci assaggiare il loro buonissimo tea.

Tra i giochi che fate insieme, qual è quello preferito dal tuo bimbo?