29 giugno 2016

Translucenza nucale

Translucenza nucale e tritest, esami da fare nelle prime settimane della gravidanza, vengono fatti per avere delle indicazioni su eventuali malformazioni del feto. Nei casi di risultati critici, si passa all’amniocentesi.

La translucenza nucale (spesso abbreviata con la sigla NT), è un esame ecografico, da  effettuarsi fra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gestazione, con cui viene misurato lo spessore della plica nucale, per calcolare unicamente il rischio di avere un figlio affetto da sindrome di Down. Cioè: l’esame misura la raccolta di liquido che è presente nella regione della nuca del feto (la zona indicata con la zona tratteggiata della foto qui sopra).

Durante la gravidanza, tra undicesima e tredicesima settimana, tale raccolta aumenta nei feti che hanno delle malattie cromosomiche (anomalia nel corredo cromosomico del feto, che potrebbe anche non manifestarsi con evidenti malformazioni fetali) o malformazioni fetali (errore nella fase di montaggio o di formazione degli organi).

La lunghezza (cranio-caudale) minima del feto per poter effettuare la misurazione deve essere compresa tra 45 ed 84 mm.

Per il completamento dell’esame si richiede anche il tritest, che si esegue con un prelievo di sangue alla sedicesima settimana; vengono dosati tre ormoni: Beta HCG, estriolo e alfafetoproteina.

Il risultato di questo esame NON È UNA DIAGNOSI della malattia, ma indica solo una maggiore o minore probabilità del rischio. Solo nei casi di probabilità elevata, viene consigliato un esame più impegnativo: l’amniocentesi (per le anomalie cromosomiche).

Lo spessore della translucenza nucale fetale aumenta non solo per le anomalie cromosomiche, ma anche quando vi sono malformazioni congenite del feto, (come quella cardiaca), ossia quelle non studiabili con la amniocentesi.

Fortunatamente, i progressi della ricerca e degli studi e la conseguente introduzione della cosiddetta valutazione di rischio  individuale, (basata sulla combinazione dell’età materna, di alcuni valori nel suo sangue e  di specifici rilievi del feto che variano nelle malattie cromosomiche), hanno permesso di scongiurare il più possibile il numero di donne che si devono sottoporre all’amniocentesi; esame costoso,  invasivo e (per questo) rischioso. 

 

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