In America l’egg freezing ( congelamento ovuli) lo offrono le aziende


In America l’egg freezing ( congelamento ovuli) lo offrono le aziende

Caro orologio biologico, addio.

Eh sì perchè le donne, già da qualche tempo, hanno potuto dire addio a quel fastidioso tic tac che comincia a insinuarsi nel cervello di tutte le esponenti del gentil sesso quando si avvicinano ai trenta.

Di cosa parliamo? Del fenomeno del momento, ovvero l’egg freezing ( tradotto letteralmente: congelamento ovuli). Non ne avete mai sentito parlare?

COSA E’- In realtà questa pratica, largamente utilizzata nel mondo anglosassone ( Stati Uniti in primis), esiste già da anni. Ma è sulla bocca di tutto il mondo solo da qualche settimana, ovvero da quando le più grandi compagnie iTech della Silicon Valley hanno deciso di offrirla ( gratuitamente, s’intende) alle proprie dipendenti.

Si tratta di una tecnica che consente il congelamento degli ovociti: a tutte le donne che non possono o non vogliono avere figli in un dato momento, viene offerta la possibilità di sottoporsi a un intervento chirurgico per estrarre i follicoli, congelarli e conservarli. Il congelamento degli ovuli è indicato per le donne fra i 25 e i 35 anni e consiste nel congelamento di un numero fra gli otto e i dieci ovuli.

Fino a quando rimangono congelati? Fino a quando il lavoro, gli impegni ( e nei casi più gravi, le malattie) consentiranno di mettere in cantiere un pargoletto. Insomma, fino a tempi migliori per le donne che si destreggiano fra decine di impegni contemporaneamente.

IN AMERICA ORA E’ UN BENEFIT- E lo sanno bene i colossi Apple e Facebook, ovvero due delle grandi aziende che hanno annunciato di inserire, a partire da gennaio 2015, l’egg freezing fra i benefit di cui le dipendenti possono disporre gratuitamente.

Al di là di come la si pensi, per le donne che intendono spostare le lancette dell’orologio biologico è un bel vantaggio. Negli Stati Uniti infatti il congelamento degli ovuli è affare per poche fortunate: la pratica avrebbe un costo che si aggira fra i 12.000 e i 15.000 dollari, ovvero fra i 10 e i 13 mila euro. ( In Italia invece costa “solamente” 3.000 euro circa, più 300 euro per ogni anno di conservazione, e sembra vi ricorrano circa 500 donne all’anno).

Nonostante questi costi proibitivi, in America il congelamento degli ovuli è diventato talmente diffuso da essere d’ispirazione per veri e propri party a tema. Avete presente i party anni ’70 o le feste in maschera? Ecco, negli Stati Uniti fanno i party a tema egg freezing. Anzi, aperitivi. Ovvero, fra un cocktail e l’altro ci si scambia informazioni sulla fertilità, sul congelamento degli ovuli, sui rischi e sui timori. Non proprio un ambiente ” medico” o professionale si dirà, ma sempre meglio di uno sterile ambulatorio ospedaliero. Anche perchè, per essere precisi, a questi party presiede sempre un ginecologo esperto su questo fronte.

CONGELAMENTO OVULI: SI’ O NO?- Sta di fatto che l’egg freezing ha generato un dibattito a dir poco acceso. Soprattutto dopo l’annuncio delle aziende americane di volerlo offrire gratuitamente. Non tutti l’hanno presa come una mossa a favore della libertà di scelta delle donne e della conciliazione dei tempi lavoro- maternità. Per qualcuno infatti i colossi dell’ iTech vorrebbero solo accaparrarsi i migliori talenti in circolazione senza correre il rischio che li abbandonino per la dolce attesa: con l’aggravante di “macchiare” le donne che ne approfittano con facili etichette di arrampicatrici sociali o arriviste. Per altri ancora, per l’appunto, le donne che vi ricorrerebbero scegliendo di posticipare la maternità sarebbero soltanto delle egoiste.

Poi c’è il lato dei sostenitori, naturalmente. Fra questi molte donne che vi sono già ricorse e che sottolineano come l’egg freezing ponga finalmente rimedio a degli ostacoli solo momentanei alla maternità, senza dover rinunciare al sogno di essere madri: dalla mancanza di sicurezza economica alla prospettiva di crescita professionale, da malattie o patologie curabili fino alla mancanza di un partner ideale. Non proprio capricci, insomma.