La paura dei bambini e l’ansia di separazione dai genitori


La paura dei bambini e l’ansia di separazione dai genitori

Paura nei bimbi: quando è normale e quando inizia a non esserlo, quali sono e come riconoscere i segnali di questo pericolo.

La paura nei bimbi, da neo arrivati al mondo, è normale! Sono tante, alcune buone, alcune cattive. Come già successo il mese scorso, abbiamo incontrato la Dott.ssa Silvia Sidoni – Psicologa Psicoterapeuta per parlarne.

Il legame genitori-figli, che tu sia figlio, (ma soprattutto genitore), lo sai bene, è molto particolare, letteralmente speciale. Ai genitori spetta l’importante e definitivo compito di impostarlo al meglio, poiché sarà fondamentale per la vita futura del figlio. Come ci ha detto la Sidoni nella nostra chiacchierata “I bambini nascono con una tendenza innata a cercare un riferimento esclusivo e privilegiato, la madre risponde al sistema di attaccamento con il sistema ad esso complementare dell’accudimento, prestando cure ed ascolto soprattutto in momenti di vulnerabilità come la fame, il dolore fisico, il turbamento emozionale, la malattia. Il neonato è spinto da un istinto naturale di sopravvivenza, puramente biologico cercando un riferimento esclusivo e privilegiato che possa soddisfare i suoi bisogni primari. Con il passare dei mesi il bambino stabilisce un legame sempre più consapevole con il genitore  e la sua lontananza gli provoca ansia da separazione. Il piccolo non ha ancora una matura comprensione e consapevolezza delle dimensioni spazio e tempo, per cui se la mamma non è fisicamente presente per lui è come se fosse sparita per sempre e pensa che non tornerà”.

Così, in  questo imprinting, si crea una capacità molto importante, che aiuterà il bimbo, poi ragazzo, a riconoscere le persone e suddividerle in “familiari” e oppure “estranei”. A tal proposito la Dott.ssa ci ha detto: “Quel fagottino fino ad allora fonte di grandi soddisfazioni, curioso e sorridente improvvisamente rinizia a svegliarsi più volte durante la notte, urla, fa i capricci, piange portando il neogenitore a pensare che il carattere del proprio figlio stia tristemente mutando, quasi fosse l’inizio della fine. Niente paura e tanta pazienza, si sta manifestando l’angoscia dell’estraneo: il bambino è in grado di discriminare perfettamente i volti delle persone che si prendono cura di lui da quelli non familiari, sviluppando un attaccamento alle figure di accudimento. Il periodo in cui questo accade normalmente è collocabile attorno gli otto mesi, in genere l’ansia si intensifica intorno ai 13-18 mesi di vita per poi ridursi progressivamente tra i 3 e i 5 anni”.

Ovviamente, come già detto a proposito del gioco , per il papà e la mamma, c’è il modo di capire se qualcosa, in questo processo di formazione, non sta andando come dovrebbe, la Sidoni spiega: “Se il bambino alla presenza dell’estraneo in risposta alla separazione manifesta reazioni non eccessive, come piagnucolare per poco tempo ed è facilmente consolabile,  ha fatto esperienza di una la figura di riferimento in grado di offrire sicurezza, una “base sicura” da cui partire per esplorare il mondo e a cui può fare ritorno dopo aver conosciuto cose nuove, convinto di ritrovarla lì ad aspettarlo. Al contrario se, il bambino manifesta eccessiva sofferenza e si mostra inconsolabile, vuol dire che nei primi mesi di vita non si é stabilito un legame di attaccamento che gli possa permettere di confidare nel ritorno della figura di riferimento qualora essa vada via”.

A questo punto, forse, ti starai chiedendo: ma c’è un momento nel quale questo atteggiamento dall’essere “normale” inizia ad essere “anomalo? Ecco cosa ci ha detto la nostra psicologa: “Nel corso dello sviluppo del bambino la reazione di paura e pianto al distacco dalle figure di accudimento, perché cariche del timore che possa essere irreversibile e definitivo, è dunque normale e fisiologico. Fino a un anno di età la paura dell’estraneo, in assenza della madre, è considerata una tappa importante del normale sviluppo sociale e altrettanto normale è considerata la reazione d’ansia in coincidenza del primo inserimento scolastico. I bambini più piccoli manifestano inquietudine non appena l’adulto di riferimento si allontana. In sua presenza attuano delle verifiche costanti: non lo perdono di vista, gli stanno vicino, lo toccano, si aggrappano ai suoi vestiti e gli chiedono di farsi prendere in braccio”.

Questo meccanismo, da vedere come sistema di sicurezza, può diventare un problema, magari la notte con paure varie? “Anche l’addormentamento esige stretta vicinanza e il sonno può essere disturbato da incubi, da risvegli ansiosi, richiami continui e intrusioni nel letto dei genitori. Per mamma e papà non sarà compito facile quello di mantenere la calma davanti ai pianti e alle richieste di attenzioni diurne e notturne”.

Che fare in questi casi? “È importante che il genitore offra la sua presenza rassicurante quando il piccolo piange impaurito nel cuore della notte, senza in nessun modo intrattenerlo, lasciandolo nel suo lettino una volta calmato e tornando tutte le volte che risulti necessario. Potrebbe volerci del tempo perché il bambino impari a dormire da solo, ma si tratta solo di una fase. La separazione dai genitori è un passaggio evolutivo transitorio – serve per crescere e non durerà per sempre – che richiede tanto amore e tanta pazienza. Il genitore dovrà comprendere che le reazioni di protesta o di tristezza alla separazione vanno rispettate e non svalutate, riconoscendo il dolore provato dal piccolo che avrà bisogno di essere calmato e tranquillizzato (ad esempio con un abbraccio e con una spiegazione che egli possa comprendere) non rimproverato o schernito perché piange.  I bambini hanno bisogno di fidarsi delle figure di accudimento, hanno bisogno di sapere che possono contare su persone responsabili, affidabili in grado di comprendere il loro mondo interiore“.

..e se tutto ciò non succede o succede in parte (o vien fatto “male”)?

Qualora la sensibilità alla separazione sia correlata ad un’intensa componente ansiosa  causando un disagio significativo o compromissione del funzionamento sociale, scolastico o di altre aree importanti della vita quotidiana e con il normale sviluppo, è possibile parlare di Disturbo d’Ansia di Separazione del Bambino. Un reazione eccessiva, duratura e spropositata dovrà attirare l’attenzione dei genitori che potranno confrontarsi con figure professionali in grado di sostenere e suggerire agli adulti diverse modalità di relazione con i piccoli”.

Il tuo bimbo ha qualche paura, per esempio del buio? Tu come intervieni? Scrivilo nei commenti!