Donne, mamme, lavoratrici: quando arriva la conciliazione?


Donne, mamme, lavoratrici: quando arriva la conciliazione?

“Mia mamma non ha potuto studiare perché i suoi genitori hanno preferito educare suo fratello”.

“Vorrei che mia mamma potesse spendere 50 euro tutti per sé.”

Queste sono solo due delle dichiarazioni raccolte da alcuni bambini intervistati da We World. E se pensate che questi bambini abitino solo nel terzo Mondo vi sbagliate di grosso. Se la prima dichiarazione viene dalla bocca di  Yauna, dal Nepal, la seconda arriva dalla borghesissima Milano, per la precisione da una sua piccola abitante: Giulia.
We World ha infatti avviato la campagna intitolata “Mia mamma è ( anche) una donna” per fare luce sulla condizione femminile nel mondo. Le mamme di casa nostra, forse, non avranno bisogno di percentuali e statistiche per sapere che c’è ancora molto da fare per garantire, a tutti gli effetti, la parità di genere nel mondo. Ma vederli nero su bianco fa bene: alle donne, ma anche al mondo intero. Non a caso dalla ricerca compiuta da We World emerge un aspetto chiarissimo: a differenza dell’immagine dei padri, i bambini faticano a riconoscere nelle mamme figure di donne, dotate di diritti e desideri propri. Alle prime domande i bimbi intervistati rispondono infatti descrivendo mamme che hanno aspirazioni, sogni, desideri solo all’interno del nucleo familiare. E a suffragare queste risposte ci sono i dati. Dati che testimoniano ancora una volta ( semmai ce ne fosse il bisogno) come, nonostante i progressi registrati in alcuni campi, le mamme di oggi siano ancora più impegnate di quelle di ieri. Altro che conciliazione!
In Italia le donne dedicano in media 5,3 ore al giorno al lavoro domestico ( non retribuito, chiaramente) e 3,3 ore al giorno al lavoro retribuito. Gli uomini? Il mondo maschile dedica 3,5 ore al giorno in meno delle donne ai lavori domestici. Dal rapporto di We World emerge anche che  la maternità esaspera queste differenze fra i sessi: nel nostro Paese oltre un quarto delle donne lavoratrici abbandona il lavoro dopo la maternità e poco più di un terzo delle mamme con tre o più figli lavora. Un dato allarmante è inoltre che il rischio di esclusione economica è in forte aumento: 1 milione di mamme italiane vive sotto la soglia di povertà. Parlando ad ampio spettro, nel mondo, donne e bambine dedicano molto tempo al lavoro domestico e di cura, a costo zero. Questo riduce la capacità delle donne di accedere al lavoro salariato condannandone molte alla povertà. Cosa fare dunque, per cambiare? Secondo We World sono molte le azioni possibili per favorire la conciliazione:

  • potenziamento, estensione e flessibilità dei servizi pubblici all’infanzia
  • quote di congedo obbligatorio separato per mamme e papà;
  • premi a famiglie che bilanciano tra i sessi i tempi di cura dei bambini;
  • riduzione dell’orario lavorativo dei genitori senza penalizzazioni salariali negli anni successivi alla nascita dei figli;
  • promozione di luoghi di lavoro child-friendly (nidi aziendali, spazi per l’allattamento…).
  • adeguamento degli orari scolastici e di lavoro;
  • programmi di reinserimento lavorativo delle donne che escono dal mondo del lavoro in seguito alla nascita dei figli;
  • introduzione di congedi ben pagati
  • diritto al ritorno al posto di lavoro per le donne che interrompono temporaneamente la carriera.

Per informazioni: www.weworld.it